giovedì 21 novembre 2019

I CARISMI


I   CARISMI

   S. Paolo nella 1° lettera ai Corinzi 12,1 scrive: “Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio che restiate nell’ignoranza”,  perciò ce ne parla diffusamente nelle sue lettere ai Romani, ai Corinzi ed agli Efesini.
  Che cosa sono i Carismi? I Carismi sono doni di Dio. Il suo significato è molteplice.
In senso generale ogni nostra qualità come la bellezza, la salute, la bontà, l’ingegno è grazia, tutto è dono di Dio, perciò ogni uomo è carismatico.
In senso largo è sinonimo di vocazione, ministero perciò tutti coloro che hanno ricevuto una vocazione particolare di padre di famiglia, sacerdote, suora , medico devono intendersi uomini carismatici.
In senso stretto ci riferiamo a quanto è contenuto nel Nuovo Testamento e nelle lettere di S. Paolo, perciò facciamo nostra la definizione dello studioso cristiano Caffarel: “E’ un dono di Dio nel quale c’è una manifestazione sensibile dello Spirito Santo”; questo tipo di carisma è dunque “un dono straordinario”.      
   I fedeli della Chiesa di Corinto conoscevano bene i Carismi perché li possedevano, li vivevano, li esercitavano, ne avevano esperienza nella vita quotidiana.
   La loro vita cristiana era ordinariamente carismatica.
   Oggi le nostre Comunità ne ignorano perfino l’esistenza, non conoscono né la natura né il loro utilizzo.
L’idea predominante è che i Carismi sono doni straordinari, ma riservati a pochi Santi, come premio alla pratica di virtù eroiche.
   Al tempo degli Apostoli “Santi” erano tutti i cristiani, tutti coloro che avevano creduto alla loro predicazione del Vangelo di Gesù e a Lui convertiti; “Santi”, così li chiamava S. Paolo nelle sue lettere; più tardi si chiamarono “Santi” anche i cristiani delle Catacombe, sia che fossero Vescovi che schiavi.
   In seguito il Cristianesimo diventò Religione di Stato e le adesioni ad esso non avvennero più per conversione, ma per convenienza. Per la massa dei fedeli, quindi, il Cristianesimo diventò una dottrina più che un’esperienza, mentre la santità, a poco a poco, si allontanò dal popolo di Dio per andare a rifugiarsi nei deserti con i penitenti prima e più tardi nei monasteri e nei conventi.
   Il Santo diventò una figura eccezionale.
   Eppure Santa è la Chiesa di Dio, Carismatica e pellegrina sulla terra, perciò anche oggi tutti i credenti, i convertiti, gli aderenti ad Essa per convinzione, tutti sono Santi e Carismatici. Per la sua Santità e Carismaticità la Chiesa di Dio impartisce i Sacramenti,  proprio col Sacramento d’iniziazione cristiana: il Battesimo, la Chiesa accoglie il bambino, ancora in fasce, nel suo Grembo conferendogli la propria Santità e Carismaticità.   
   Infatti nel Battesimo ad opera dello Spirito Santo non riceviamo soltanto la Grazia Santificante e le tre virtù: fede, speranza e carità, ma anche doni particolari in vista dell’utilità comune, per la costruzione della chiesa: i carismi.
   Ad ognuno di noi lo Spirito affida una vocazione, un compito, un ministero di servizio accompagnandolo con carismi per il raggiungimento di ogni bene della Comunità Ecclesiale.
   Giovanni Paolo II, il 2 marzo ’87, nel discorso ai Movimenti Ecclesiali, così si esprimeva: “Doni carismatici e doni gerarchici sono distinti, ma anche reciprocamente complementari…. Nella Chiesa, tanto l’aspetto Istituzionale, quanto quello Carismatico, tanto la gerarchia quanto le associazioni e i movimenti di fedeli, sono coessenziali e concorrono alla vita, al rinnovamento, alla santificazione…”.
   Se questa è l’importanza dei “doni carismatici”, ignorarli o trascurarli sarebbe una grande inadempienza che comporterebbe gravi conseguenze per la vita della Chiesa e del cristiano.
   Perciò S. Paolo non vuole lasciarci nell’ignoranza. E’ lui che introduce nel Nuovo Testamento la parola “Chàrisma” ed è lui che ci introduce alla teologia dei Carismi. La radice del nome è Charis, grazia, per cui Chàrisma = dono di grazia. 
La parola Carisma è usata da S. Paolo per descrivere l’azione dello Spirito nell’anima. Nel pensiero di Paolo la Chiesa è il Corpo di Cristo, composto da molte membra, ciascuno con una propria funzione, ma sempre a beneficio di tutto il corpo: “A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune;” (1Cor 12,7). I Carismi non sono affatto dei poteri permanenti, nemmeno dei doni soprannaturali: sono “Mozioni” dello Spirito Santo che hanno come scopo diretto ed immediato l’utilità spirituale della Comunità Ecclesiale, perciò nel Carisma è essenziale, ogni volta che si manifesta, un intervento diretto dell’azione dello Spirito, che spesso s’innesta su qualche nostra dote naturale; infatti le disposizioni naturali di ogni credente possono diventare carismi per dono di Dio.
   Non possiamo immaginare la Chiesa con la sua Vita nello Spirito ad una barca spinta da rematori (noi), ma dobbiamo pensarla come una barca a vela aperta al soffio dello Spirito Santo e da Lui mossa. I Carismi, parte di quel soffio dello Spirito, arricchiscono i doni battesimali, i quali si manifesteranno copiosamente, quando e se  prenderemo coscienza, anche in età adulta, di quel Sacramento e della sua ricchezza.
   La preghiera d’Effusione, praticata nei gruppi del Rinnovamento nello Spirito, non è altro che una preghiera comunitaria, con l’imposizione delle mani, sul cristiano già battezzato, con la quale s’intercede il Divino affinché lo Spirito Santo faccia effondere dal suo seno i doni carismatici, già infusi col battezzato,  come “Sorgente d’Acqua Viva” e “Fonte Zampillante” per aiutare Gesù nel desiderio di dissetare l’umanità: “Chi ha sete venga a Me” (Gv 7,37). Pertanto negli stessi gruppi del Rinnovamento nello Spirito si approfondisce tutta la teologia Paolina sui carismi, specie su quelli Straordinari riportati nella 1 Cor 12,8-11 che sono: Linguaggio della sapienza; linguaggio della scienza; delle guarigioni; dei miracoli; della profezia; del discernimento degli spiriti; delle lingue; delle interpretazioni delle lingue.
   Lo Spirito Santo, nel cristiano, unisce i due poli: Il Divino e l’umano; quello del Padre e del Figlio con quello della Chiesa e dell’uomo.       
   Lo Spirito non sostituisce Cristo, ma è lo Spirito di Cristo che opera nella Chiesa in continuità con Cristo; l’era Cristiana è l’era dello Spirito Santo nella storia, la Chiesa è vivificata dallo Spirito  e dai suoi doni e carismi. Perciò S. Paolo esorta i Tessalonicesi ad aprirsi allo Spirito e a non spegnerlo.
   Paolo in 1Cor 12,4-7 ci assicura: “Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore….che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data la manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune”, poi parla dei Carismi nominandoli 17 volte e ne conta più di 20; ma per sé il numero è infinito, lo Spirito non si esaurisce: offre doni alla Chiesa secondo il suo bisogno per l’edificazione del Corpo di Cristo: “E’ Lui che ha stabilito alcuni come Apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, alfine di edificare il Corpo di Cristo”(Ef 4,11-12).
   A Paolo è caro il paragone con il corpo: “Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo,…Ora voi siete il corpo di Cristo e le sue membra, ciascuno per la sua parte” (1Cor 12,12-13;27). Quindi siamo parte del Corpo di Cristo, perché Sue membra, coordinati dal Capo che è Cristo Gesù ed animati dal suo Spirito. Spesso queste membra sono stanche e deboli ma: ”.. lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare,  ma lo Spirito stesso intercede con insistenza  per noi con gemini inespremibili; ”(Rm 8,26). Lo Spirito prega in noi con “gemiti intraducibili ”. Cioè quando ci rivolgiamo a Dio, con il cuore infranto o pieno d’indicibile gioia, tentiamo di esprimerci, senza termini concettuali codificati. Assomigliamo a bambini, che balbettando  alla mamma o al papà vorrebbero esprimere, quanto ancora non sanno dire, il loro amore e la loro fiducia in essi: I “ Gemiti Inesprimibili ” di cui parla Paolo sono i nostri “Balbettii ” di bambini, i nostri “ Vezzeggiamenti ” di figli, dinanzi al Padre, che è nei cieli ed in noi, per dimostrargli il nostro amore, la nostra confidenza, la nostra fiducia, la nostra gratitudine, la nostra lode.     
   A chi potrebbe obbiettare che i Carismi erano stati concessi alle prime Comunità apostoliche  per l’espansione della Chiesa di Dio, si assicura che essi ancora oggi sono presenti  nelle Comunità Cristiane anche perché ce ne da conferma il Concilio Vaticano II  nella Lumen Gentium: “Sono (oggi) grazie speciali che lo Spirito Santo dispensa (oggi) fra ogni ordine di fedeli, con le quali li rende (oggi) adatti e pronti ad assumersi (oggi) varie opere e uffici utili al Rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa”(n°12).
   Se crediamo che Cristo è sempre lo stesso: Ieri, oggi e nei secoli, quel che fece   l’Unto di Dio, non  può essere diverso da quello che deve fare oggi il Cristo Mistico: “ Andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo a tutte le creature…Chi crede in Me farà le stesse opere che Io faccio, anzi ne farà di più grandi.”
   Cristo Gesù ha fatto questa promessa a tutti i credenti  di tutti i tempi.
Per realizzare questo mandato di Gesù, la Chiesa Gerarchica e Comunitaria deve prima formare i credenti, come Gesù formò gli Apostoli e i discepoli, e poi mandarli per portare la Buona Novella esercitando anche i Carismi con i quali Gesù certamente li accompagnerà. 
   Tutti i credenti sono carismatici, perché la Chiesa è carismatica.

giovedì 3 ottobre 2019


PERCHE’ E COME FURONO SCRITTI I VANGELI
Perché sono stati scritti i Vangeli? Quando? - Quali sono i Vangeli sinottici? - Somiglianze e diversità tra i Sinottici … perché? - Chi sono gli autori dei Vangeli e le comunità alle quali sono inizialmente indirizzati?
All’inizio c’era la Parola, così comincia il Vangelo di Giovanni; all’inizio di tutto c’è la Parola e la Parola si è fatta carne. L’uomo Gesù è al principio di tutto. C’è stata un’esperienza concreta: alcuni uomini hanno incontrato questo personaggio storico, hanno vissuto con lui, lo hanno conosciuto, gli hanno voluto bene, hanno creduto in lui. All’inizio c’è questa esperienza umana fortissima, caratterizzata da affetti, c’è l’esperienza di una persona che ha parlato di Dio, “ha detto Dio” con tutta la sua esistenza fino al vertice stranissimo della morte in croce e, oltre la morte, con la sua risurrezione. In principio era la Parola fatta carne in Gesù di Nazareth e gli apostoli hanno vissuto questa esperienza e hanno cominciato a parlare di lui. Prima che ci fossero i Vangeli esistevano gli apostoli; i Vangeli sono il prodotto degli apostoli, non di Gesù direttamente. Gesù non ha scritto nulla, se non qualche parola sulla sabbia, come dice Giovanni. Sono gli apostoli e i loro discepoli che hanno messo per iscritto la predicazione su Gesù.
Per capire la nascita dei Vangeli ripercorriamo un percorso di almeno tre fasi:
          LA PREDICAZIONE DI GESÙ (A PARTIRE DA CIRCA IL 30 D.C.)
Gesù è il soggetto della predicazione: ha predicato, e si è scelto e formato dei discepoli. Essi hanno ascoltato per tre anni la sua parola, una parola che doveva avere canoni di ripetitività: predicando nei villaggi, nelle sinagoghe, Gesù si trovava di fronte un uditorio sempre diverso, al quale proponeva, con tutta probabilità, lo stesso identico messaggio; ciò vale sicuramente se consideriamo archi di tempo limitati. Insegnamenti diversi possono essere stati forniti in fase diverse del suo ministero. Inoltre, Gesù ha dedicato una parte del suo ministero pubblico alla formazione più specifica del gruppo ristretto dei dodici, evitando di proposito le folle. Questo carattere di ripetitività è in linea con il modo di insegnare del tempo. I rabbini usavano ripetere molte volte le loro lezioni, perché si imprimessero nella memoria dei discepoli. L'esigenza di insegnare a memoria nasce dal fatto che la scrittura era impraticabile in condizioni normali. Mentre tutti sapevano leggere, pochissimi sapevano scrivere, ed erano i cosiddetti scribi. Si scriveva su tavolette (scomodo!) o su fogli di papiro (costosissimi!).
In entrambi i casi scrivere era un procedimento estremamente laborioso, che non poteva essere usato nella vita quotidiana e nel rapporto maestro-discepoli.
     LA PREDICAZIONE DEGLI APOSTOLI (CIRCA DAL 30 AL 60-65 D.C.)
Gesù diventa l’oggetto dell’evangelizzazione: il gruppo degli apostoli, dopo la Pasqua di Gesù, inizia ad annunciare a Gerusalemme la sua risurrezione e la sua dignità messianica. La primitiva comunità cristiana annuncia oralmente la buona notizia di Gesù messia. È un annuncio dal contenuto essenziale: lo troviamo ripetutamente nelle “prediche” di Pietro e Paolo che sono riportate negli Atti degli Apostoli (cf. At 10,37-43). Tali prediche sono un autentico vangelo in miniatura, sullo stesso schema che ritroviamo nei vangeli sinottici.
Lentamente i ricordi ed i racconti su Gesù assumono una forma ben precisa, che si conserva nel processo seguente di trasmissione. I detti e i fatti di Gesù, ricordati e riproposti dalla predicazione apostolica, si sono fissati ben presto in una forma determinata. Sono stati insegnati e ripetuti molte volte, spesso senza contesto e con collegamenti vari. Così anche i racconti degli avvenimenti principali della sua vita hanno presto preso forma e si sono tramandati in modo costante e fedele.
I TESTI DEI VANGELI  (CIRCA DAL 65 AL 100 D.C.)
Che cosa sono i Vangeli? Sono il linguaggio più semplice che abbiamo per trasmettere la nostra fede anche ai bambini e non è corretto dire: i Vangeli sono la vita di Gesù. La definizione più corretta è questa: i Vangeli sono il deposito scritto della predicazione apostolica. Sono, cioè, il documento scritto di quello che gli apostoli dicevano oralmente. È molto importante ricordare che lo scritto deriva dalla predicazione degli apostoli, dei testimoni oculari, di quelle persone che hanno fatto una esperienza umana. Non si tratta della registrazione immediata dei fatti e delle parole, ma è il loro ripensamento e loro la trasmissione.
Per molto tempo, infatti, si sono dovuti accontentare di parlare e di ripetere oralmente la loro esperienza. Solo ad un certo momento nacque l’esigenza di mettere la tradizione orale per iscritto, per poter ricordare meglio, per poter trasmettere con più fedeltà l’esperienza degli apostoli, per poter garantire la permanenza e l’esattezza di quella predicazione mentre gli apostoli stavano morendo e stava finendo la generazione dei testimoni oculari. Anche perché passarono gli anni, i decenni, e le persone diventarono tante, gli ambienti si moltiplicarono, cambiarono anche le lingue e le culture, si cominciò a capire che era necessario che ci fosse una documentazione scritta, un deposito tradizionale, cioè qualche cosa che fosse fissato in modo tale da garantire una fedele tradizione dell’esperienza che gli apostoli avevano fatto con Gesù. Nacquero così i Vangeli, scritti secondo alcune esigenze e funzioni:
Funzione catechetica
All’interno delle comunità cristiane, che già avevano accolto l’annuncio del Signore, crebbe il desiderio di riflettere sull’evento evangelico per meglio trasmetterlo ai fratelli. Il Mistero salvifico della morte e risurrezione di Cristo andava trasmesso, andava in un certo modo compreso per nutrire la propria fede: da qui si concretizzò una funzione catechetica del testo evangelico, che rappresentava in pieno la manifestazione dell’insegnamento del Signore nella predicazione della venuta del Regno. Mettendo per iscritto l’evento della salvezza i primi cristiani elaborarono il materiale per approfondire il Mistero stesso.
Funzione liturgica
Anche le esigenze della liturgia pretendevano la stesura dei testi, in modo che questi potessero essere proclamati nel momento della preghiera comunitaria. Inoltre dal Vangelo scritto scaturivano le preghiere che l’assemblea recitava, come il Padre Nostro. La liturgia fece sorgere l’esigenza di poter pregare alla luce di ciò che Gesù aveva detto a chi sceglieva di seguirlo. Perciò il Vangelo è stato scritto anche per affrontare il mistero in maniera più profonda, soprattutto pregando comunitariamente.
Funzione missionaria
L’annuncio evangelico, dopo essere stato approfondito attraverso una catechesi, ed essere stato interiorizzato nella liturgia, doveva essere annunciato e portato all’esterno: da qui la funzione missionaria. I Vangeli andavano redatti in testi scritti anche per essere portati e letti nel mondo, e lo testimonia il fatto che vennero scritti in greco: questa, infatti, era la lingua più parlata nel Mediterraneo. Sintetizzando possiamo dire che il Vangelo nasce come la culla della vita della Chiesa che prega, approfondisce il mistero e annuncia: senza il Vangelo vivremmo una Chiesa diversa da quella che oggi conosciamo. La riflessione su Gesù dà vita ad una tradizione che entra a far parte della Chiesa, e si concretizza proprio con queste funzioni.
Funzione pratica nella Chiesa locale
Gli evangelisti hanno prestato attenzione anche al contesto nel quale vivevano coloro ai quali stavano scrivendo. Infatti ognuno dei Vangeli utilizza un tipo di linguaggio differente, vicino alla comunità alla quale si rivolge. Il Vangelo, quindi, risponde ad esigenze di natura concreta, di vera e propria comprensione dei problemi. Chi leggeva il Vangelo poteva cercare in esso alcune risposte a problematiche pratiche. La funzione pratica del testo rispondeva ai quesiti che i cristiani, o coloro che si stavano convertendo, desideravano risolvere alla luce della fede. Un esempio è dato dalle domande circa il comportamento da tenersi nel giorno di sabato, o come gestire l’ordinamento del matrimonio. Gesù ha risposto ad ognuna di queste domande attraverso l’azione dello Spirito, quello Spirito Santo per il quale affermiamo che la Parola del Vangelo è ispirata da Dio.
In sintesi, possiamo affermare che la tradizione evangelica si fonda su tre spinte particolari: 1. Un interesse appassionato per la figura di Gesù Cristo; 2. La vita delle comunità cristiane vive ed operose nelle tre funzioni catechetica, liturgica e missionaria; 3. Le necessità pratiche delle comunità che si pongono domande su come vivere la propria fede seguendo la volontà del Signore.
LA STESURA DEI VANGELI INIZIA NEGLI ANNI 60.
Probabilmente il primo ad essere stato scritto è quello di Marco, poi forse quello di Luca, quindi quello di Matteo e ultimo, verso la fine del secolo, quello di Giovanni. Quindi all’incirca dal 60 all’anno 100 d.C., in questi quaranta anni, lentamente, nascono i quattro Vangeli, mentre nei trent’anni che vanno circa dall’anno 30 d.C. fino agli anni 60, non abbiamo documentazione scritta, eccetto qualche lettera di Paolo. Il primo scritto del Nuovo Testamento è la prima lettera ai Tessalonicesi, scritta intorno all’anno 51 d.C. Tra gli scritti che possediamo il più antico è questa lettera che Paolo scrive ai cristiani che abitavano a Tessalonica, dieci anni prima che esistesse un Vangelo, quello di Marco.
VANGELI  SINOTTICI
I tre Vangeli, quelli di Marco, Matteo e Luca sono chiamati sinottici.
Sinossi significa visione d’insieme e l’aggettivo derivato, “sinottico”, indica un Vangelo che si può guardare con un unico colpo d’occhio.
Griesbach inventò una sinossi, cioè ebbe l’idea di scrivere i Vangeli su tre colonne parallele in modo tale che, su una unica pagina, ci fosse il testo di Matteo, quello di Marco e quello di Luca, consentendo a chi legge, con un unico colpo d’occhio, di poter visionare l’uno, l’altro e l’altro ancora. Il lettore legge una frase di Matteo, tiene d’occhio anche Marco e anche Luca, e vede subito somiglianze e differenze: questo è in più, questo in meno, questo è diverso... Fu una intuizione geniale, non ci avevano mai pensato e stampò questa sua prima edizione di un libro originale che chiamò, appunto, SINOSSI. L’idea piacque e fu ripetuta tante volte e ancora oggi noi abbiamo edizioni dei Vangeli in sinossi. Dagli anni ’70 c’è una sinossi in italiano molto valida di cui ne esistono tanti formati ed edizioni, alcune anche con il testo greco. Con un lungo esercizio di lettura ci si abitua a riconoscere i Vangeli. Possiedo un testo secondo la sinossi greca del P. Lagrange o.p. 6°edizione Morcelliana BS ’73   
L’UNITÀ NELLA MOLTEPLICITÀ
Questa distinzione è importante, non semplicemente per un gusto letterario, ma perché ogni evangelista è portatore di un messaggio differente. Non basta un Vangelo. La saggezza della tradizione ecclesiale ne ha scelti quattro, quattro come i punti cardinali, come le parti del mondo, proprio per indicare una molteplicità cosmica; per indicare, appunto, come la verità sia trasmessa in modo molteplice. È una specie di diamante con diverse facce. Matteo ha una sua impostazione, Marco ne ha un’altra; sono veri entrambi, ma sono diversi, rispecchiano l’unico Gesù Cristo eppure fanno due ritratti differenti. Se aggiungiamo Luca i ritratti sono tre, se aggiungiamo Giovanni quattro. L’unico Gesù Cristo è stato ritratto in quattro modi differenti. Qual è quello vero? Tutti e quattro, è un principio fondamentale. Ireneo, uno dei primi grandi padri della Chiesa, parla dell’unico Vangelo “quadriforme”: un unico Vangelo che ha quattro forme.
Ognuno Trasmette Sostanza Essenza e Scopo del Messaggio di Gesù.
NON “VANGELO DI”, MA “VANGELO SECONDO”
Un punto decisivo sta proprio lì, in quella particella: Vangelo secondo Matteo.  
Non è corretto dire Vangelo di Matteo; poi per praticità lo diciamo, ma volendo essere precisi a livello di metodo il Vangelo è di Gesù Cristo; è Gesù l’unico Vangelo. Poi ci sono quattro testi che contengono il Vangelo di Gesù Cristo; il primo secondo Matteo, l’altro secondo Marco e così via.
Cioè è il Vangelo di Gesù Cristo mediato da Matteo, interpretato, tradotto, adattato, spiegato, trasmesso da un uomo, un testimone, un autore ben preciso che ha usato la sua testa, la sua intelligenza, la sua abilità letteraria.
Non è un testo dettato da Gesù. È un testo scritto da degli uomini che hanno adattato il loro messaggio alla comunità alla quale si rivolgevano. In tutto questo, è chiaro, c’è il lavoro di Dio e crediamo fermamente che siano testi ispirati, poiché sono ispirati coloro che hanno lavorato con la loro intelligenza nel mettere per iscritto quei testi. Il testo è ispirato ed è il prodotto del lavoro di tante persone che hanno messo a frutto tutte le loro capacità umane. Dio non ha usato meccanicamente degli uomini come fossero dei burattini. Dio, invece, non ha mai voluto privarsi della libera collaborazione dell’uomo nel lungo cammino della sua storia con l’umanità. L’evangelista è una persona libera e intelligente che ha usato la sua libertà, la sua intelligenza e la sua volontà e Dio lo ha rispettato pienamente, non lo ha invasato mandandolo in trance in modo tale che scrivesse senza sapere cosa scriveva. Il Signore ha illuminato la sua intelligenza senza che Matteo se ne accorgesse; Matteo ha ragionato, ha pensato, ha organizzato il materiale e Dio ha collaborato con lui o, meglio, Matteo ha collaborato docilmente con Dio producendo quel testo.
Lo stile di Matteo è presente nel primo evangelo, come lo stile di Marco è presente nel secondo. Dio non ha appiattito le persone, le ha rispettate e così per Luca e Giovanni.
Tutti e ognuno hanno inteso trasmettere, con i loro Vangeli, il nucleo l’essenza il fine del messaggio salvifico di Gesù. Un esempio per tutti:
L’unzione con prezioso profumo della peccatrice a Gesù, descritta da tutti e quattro Vangeli, (Matteo 26,6-13, Marco 14,3-9, Luca 7,34-50, Giovanni 12,1-8)      pur con alcune discrepanze, trasmettono l‘identico messaggio: La peccatrice cosparse i piedi e il capo di Gesù perché aveva molto peccato ed ora è molto amata : “La tua fede ti ha salvato, và in pace!”. “In verità IO vi dico: dovunque sarà predicato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto”
Riassumiamo la questione con le Parole del Concilio. Ora che abbiamo fatto questa panoramica generale, rileggiamo alcune parole della costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione Dei Verbum, del Concilio ecumenico Vaticano II, che sintetizza mirabilmente tutto il discorso: “Gli autori sacri scrissero i quattro Vangeli, scegliendo alcune cose tra le molte che erano tramandate a voce o già per iscritto, redigendo un riassunto di altre, o spiegandole con riguardo alla situazione delle Chiese, conservando infine il carattere di predicazione, sempre però in modo tale da riferire su Gesù cose vere e sincere”. (Dei Verbum 19)
Per Chi Scrive Marco?
Marco verso il 60 d.C è a Roma come stretto collaboratore di Paolo e di Pietro.
In questa circostanza e per questa comunità ecclesiale, verso l’anno 65 d.C., egli intraprende la stesura del suo Vangelo in greco, col fine di conservare la predicazione apostolica e tramandarla in modo fedele e preciso. L’uditorio a cui si rivolge è dunque di origine pagana, da poco venuto alla fede e quasi all’oscuro delle questioni religiose giudaiche, per questo Marco arricchisce le sue fonti con delle piccole spiegazioni. Inoltre in quegli anni a Roma i cristiani cominciavano a sentire il pericolo della persecuzione e sotto Nerone (nell’anno 64 d.C.) molti di loro furono violentemente uccisi. Il clima della comunità è quindi segnato da questi gravi problemi e si comprende, di conseguenza, la grande insistenza di Marco sul tema della croce di Cristo.
Per Chi Scrive Matteo?
Matteo, pubblicano e poi discepolo di Cristo, scrisse in lingua ebraica (o aramaica) per i credenti che venivano dal giudaismo. I destinatari perciò sono i convertiti dall’ebraismo ed il contenuto del suo vangelo è l’insieme degli insegnamenti, delle catechesi di Matteo a quella comunità di credenti in Cristo Gesù e la Sua Parola.
È considerato il "vangelo palestinese" per eccellenza.

Per Chi Scrive Luca?
Luca è stato discepolo di Paolo fino alla morte dell’Apostolo delle Genti.
L’assidua sua compagnia a Paolo si desume dagli Atti degli Apostoli, pure da lui scritti, precisamente al capitolo 20,6 Luca registra ”noi invece salpammo da Filippi ….”  e dalle lettere di Paolo: “Ti saluta Epafra, mio compagno di prigionia per Cristo Gesù, con Marco, Aristarco, Dema e Luca, miei collaboratori” (Lettera a Filemone)
Le informazioni desunte dalla tradizione patristica dicono che Luca scrisse il suo Vangelo in Grecia; Origene precisa che «fu scritto per coloro che provenivano dalle genti», cioè per i greci pagani convertiti. L’analisi dell’opera conferma senz’altro questa opinione: Luca scrive in greco per una comunità di lingua e cultura greca, in grandissima parte proveniente dal paganesimo.
Per Chi Scrive Giovanni?
Il Vangelo secondo Giovanni è stato scritto originariamente in greco. Il testo, tuttavia, contiene latinismi ed ebraismi. Il testo sarebbe indirizzato a cristiani di origine non ebraica, con formazione culturale ellenistica.
Questo vangelo è molto diverso rispetto agli altri: ci sono molte meno parabole, meno miracoli, non vi è accenno all'eucaristia, al Padre nostro, alle beatitudini. Compaiono invece nuove espressioni per indicare l’”Amore”. Gesù ha un’intima comunicazione con Giovanni, il discepolo che Gesù amava.
Il Prologo del Vangelo secondo Giovanni, testo capitale del cristianesimo primitivo, costituisce l'incipit del Vangelo secondo Giovanni ed è anche detto Inno al Logos .
La culla di nascita di questo vangelo nasce in una ben precisa comunità del cristianesimo primitivo, quella costituitasi in Asia Minore a  Efeso e nelle località limitrofe facenti capo alla guida di Giovanni e alla stessa Maria di Nazareth che aveva seguito Giovanni su indicazione di Gesù stesso.


GESÙ  E  LA PECCATRICE
“la donna del profumo”  (Lc 7,36-50)
           Una donna senza nome «pubblica peccatrice pentita perdonata», “la donna del profumo” è una delle tante donne anonime che compaiono nel vangelo di Luca. Alcuni la scambiano con Maria di Betania, la sorella di Marta e Lazzaro, o con Maria Maddalena, dalla quale Gesù scacciò sette demoni, o persino con la donna adultera che si trovò nell’imminente pericolo di essere lapidata dai suoi accusatori.
Per noi, invece, è semplicemente la donna del profumo, è colei che versò il suo vaso di alabastro sopra i piedi del maestro. «La donna del profumo»
Quello di Luca è il vangelo che narra in maggior numero storie di donne. È l’unico che ci racconta la storia di Elisabetta, di Maria, di Anna, della vedova di Naim, della donna del profumo, di Maria Maddalena, di Giovanna, di Susanna e di altre donne della Galilea, di Marta e Maria, della donna curva, della donna che cerca la moneta perduta, della vedova insistente e delle donne che piangono Gesù in cammino verso il Calvario. Sono tutte esclusive narrazioni di Luca, anche se nel suo vangelo troviamo altre storie di donne che hanno la loro parallela comparsa nei vangeli di Marco e di Matteo: la storia della suocera di Simone, della figlia di Giairo e dell’emorroissa, della donna che impasta il pane, della vedova povera che dona tutto quanto ha, delle donne della Galilea che danno testimonianza della morte e sepoltura di Gesù e scoprono la tomba vuota.
“In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e stando dietro, presso i suoi piedi, piangendo cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. A quella vista il fariseo che l’aveva invitato pensò tra sé: “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice”. Gesù allora gli disse: “Simone, ho una cosa da dirti”. Ed egli: “Maestro, dì pure”: “Un creditore aveva due debitori: l’uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?” Simone rispose: “Suppongo quello a cui ha condonato di più”. Gli disse Gesù: “Hai giudicato bene”. E volgendosi verso la donna, disse a Simone: “Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco”. Poi disse a lei: “Ti sono perdonati i tuoi peccati”.  Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: “Chi è quest’uomo che perdona anche i peccati?” Ma egli disse alla donna: “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!””
La donna del profumo ha vissuto una vita di peccato. E Gesù, il pedagogo, il terapeuta, applica un rimedio di efficacia istantanea. Perdona all’istante tutti i suoi peccati. Non li ricorda più, non li conta più. Il rimedio di Gesù rigenera nel cuore distrutto della donna i sentimenti più delicati dell’essere umano: amore e gratitudine. La donna del profumo è la donna del molto amore, la donna della gratitudine infinita, la donna che non sa esprimere in parole quanto il suo cuore sente per Gesù. E giacché non sa parlare, il suo cuore la spinge ad un gesto audace.
I Vangeli di Matteo, Marco e Giovanni presentano il racconto di una unzione, che somiglianze e che differenze mostrano rispetto all’episodio narrato da Luca. In Luca e negli altri vangeli la protagonista della nostra storia si confonde spesso con un’altra donna che, nell’imminenza della passione, unge i piedi di Gesù, anticipando così la sua morte e sepoltura (Mc 14, 3-9; Mt 26, 6-13; Gv 12, 1-8). È una identificazione comprensibile, giacché i racconti di Marco e di Luca coincidono in alcuni punti: in ambedue la donna è anonima ed entra nella casa di Simone; Gesù è seduto a tavola, la donna porta un vaso di alabastro pieno di profumo e con esso unge Gesù; i presenti reagiscono contro la donna, mentre Gesù si mette dalla sua parte. Anche il vangelo di Giovanni condivide alcuni dettagli con il nostro racconto: la donna unge i piedi di Gesù (non la testa, come in Marco e Matteo) e li asciuga con i suoi capelli.
Rileviamo ora quegli elementi caratteristici del racconto di Luca che lo distinguono dagli altri evangelisti. In Luca l’episodio sembra aver luogo in Galilea, non a Betania come in Marco, Matteo e Giovanni. In Luca Simone è un fariseo e Simone è il suo nome proprio; e non è un lebbroso come in Marco e Matteo. In Luca la donna è anonima e inoltre peccatrice, mentre in Giovanni la protagonista è Maria, la sorella di Marta e di Lazzaro.
In Luca l’unzione si colloca durante il ministero di Gesù in Galilea, non poco prima della sua passione,  come avviene in Marco, Matteo e Giovanni. In Luca ad opporsi al gesto della donna è Simone. In Giovanni è Giuda; in Matteo i discepoli e in Marco alcune persone anonime criticano lo sperpero del profumo: l’unzione di Gesù è un attentato alla povertà, il denaro del profumo avrebbe dovuto essere impiegato per soccorrere i poveri.
In Luca questo segno di pentimento procura il perdono dei molti peccati alla peccatrice perciò nella casa del fariseo, dove era stato invitato, Gesù imbandisce il banchetto nuziale per la peccatrice inopportuna e indesiderata. Il fariseo orgoglioso della sua giustizia non può partecipare alla danza dell'amore se prima non piange il suo peccato.
La presenza della peccatrice che ama, mostra al giusto il suo peccato profondo, quello di non saper amare.  Il peccato tipico del giusto è quello di comprarsi l'amore di Dio con la moneta sonante e delle proprie buone opere. E' il peccato "naturale" di tute le religioni, che suppongono un Dio cattivo da imbonire
Il racconto serve per persuadere il giusto di peccato perché vuole meritare l'amore di Dio che questo amore è gratuito.
Questa donna è figura del vero popolo di Dio che si riconosce peccatore e bisognoso di perdono; è il simbolo dell'umanità peccatrice che ritorna al suo sposo, Dio.










Appendice
Studi numerosi e interessanti hanno tentato di risolvere il problema che pongono le affinità e le differenze dei quattro racconti evangelici. È molto importante ricordare che lo scritto deriva dalla predicazione degli apostoli, dei testimoni, di quelle persone che hanno fatto una esperienza umana. Non si tratta della registrazione immediata dei fatti e delle parole, ma è il loro ripensamento e loro la trasmissione
L’unità nella molteplicità,
ogni evangelista è portatore di un messaggio differente. Non basta un Vangelo. La saggezza della tradizione ecclesiale ne ha scelti quattro, quattro come i punti cardinali, come le parti del mondo, proprio per indicare una molteplicità cosmica; per indicare, appunto, come la verità sia trasmessa in modo molteplice. È una specie di diamante con diverse facce. Matteo ha una sua impostazione, Marco ne ha un’altra; sono veri entrambi, ma sono diversi, rispecchiano l’unico Gesù Cristo eppure fanno due ritratti differenti. Se aggiungiamo Luca i ritratti sono tre, se aggiungiamo Giovanni quattro. L’unico Gesù Cristo è stato ritratto in quattro modi differenti. Qual è quello vero? Tutti e quattro, è un principio fondamentale. Santo Ireneo, uno dei primi grandi padri della Chiesa, parla dell’unico Vangelo “quadriforme”: un unico Vangelo che ha quattro forme.
Ognuno Trasmette Sostanza Essenza e Scopo del Messaggio di Gesù.

Sinossi del testo

Presentazione
6Mentre Gesù si trovava a Betània, in casa di Simone il lebbroso,
3aGesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso.
36Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola.
1Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 2E qui fecero per lui una cena: Martaserviva e Lazzaro era uno dei commensali.
Unzione
7gli si avvicinò una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre egli stava a tavola.
3bMentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo.
37Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; 38stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
3Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo.
Sdegno
8I discepoli, vedendo ciò, si sdegnarono e dissero: «Perché questo spreco? 9Si poteva venderlo per molto denaro e darlo ai poveri!».
4Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? 5Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
39Vedendo questo, il fariseo che l'aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
4Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: 5«Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?».
40Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Dì pure, maestro». 41«Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. 42Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». 43Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
Difesa
10Ma Gesù se ne accorse e disse loro: «Perché infastidite questa donna? Ella ha compiuto un'azione buona verso di me. 11I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me. 12Versando questo profumo sul mio corpo, lei lo ha fatto in vista della mia sepoltura. 13In verità io vi dico: dovunque sarà annunciato questo Vangelo, nel mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche ciò che ella ha fatto».
6Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un'azione buona verso di me. 7I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. 8Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. 9In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».
44E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. 46Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. 47Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». 48Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». 49Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». 50Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; và in pace!».
6Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. 7Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. 8I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Differenze tra le versioni