giovedì 21 novembre 2013

PROFESSIONE DI FEDE PIETRO E MARTA

PROFESSIONE DI FEDE   DI PIETRO E DI MARTA
                          Cesarea di Filippo - a nord   -  d’Israele -     a sud - Betania
                  Pietro Vangelo di Matteo   -  Marta Vangelo di Giovanni
13/01/13
Come le due estremità  territoriali vogliono  circoscrivere Israele
Così il primo e l’ultimo Vangelo vogliono stringere in esso la professione di fede
PIETRO
Il Vangelo dell’Apostolo Matteo al capitolo 16 versetti 13-20 narra l’episodio della professione di fede di Pietro, avvenuta nella regione di Cesarea di Filippo.
Gesù chiese ai suoi discepoli: ”La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”
Risposero: “Alcuni Giovanni Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”.
Dalle comunicazioni che gli apostoli riferiscono a Gesù si evince che la percezione da parte dei Giudei era variegata e perciò imprecisa; la nomenclatura riportata evocava tutti individui che appartengono al passato; nessuno ha compreso la novità portata da Gesù. Nemmeno i suoi discepoli.
Disse loro. “Voi chi dite che io sia?”.
La domanda è rivolta a tutti come per dire: ma voi avete capito qualcosa, voi chi dite che io sia?
Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.
E’ necessario precisare che, alla confessione della messianicità di Gesù (tu sei il Cristo) riportata anche da Marco e Luca, Matteo  aggiunge quella della Figliolanza Divina, già proclamata in  Matteo già nel versetto 14,33, quando  Gesù cammina sulla acque e Pietro con Lui: quelli che erano sulla barca si prostrarono esclamando:
Tu sei veramente il Figlio di Dio”.
Ma la risposta di Pietro ora si completa sopratutto perché lo riconosce anche: Figlio del Dio Vivente

Il grande equivoco che si faceva nei confronti di Gesù è che Gesù veniva riconosciuto come : “Figlio di Davide”.
Per figlio, nella cultura ebraica non s’intendeva nato da qualcuno, ma colui che assomiglia al padre nel comportamento. Allora, gli ebrei attendevano un Messia figlio di Davide, Cioè un messia come Davide.  
Perché Davide? Davide è stato l’unico re che è riuscito a radunare tutte e dodici tribù e ha inaugurato il Regno d’Israele.
Samuele resisterà ai confini ricevuti da Davide e poi ci sarà la scissione.
Quindi la gente aspettava la rivincita: il Messia deve essere come Davide, cioè uno che attraverso la violenza inauguri il nuovo Regno d’Israele.
Ebbene, Simon Pietro riconosce che Gesù non è il figlio di Davide, ma lo riconosce il Figlio di Dio, ed è importante l’attributo di questo Dio: Il Vivente, colui che comunica vita, il Vivificante.
Questa è la risposta esatta, è la definizione esatta di Gesù.
Questo avvenne in Cesarea di Filippo, nella Galilea  - nord di Israele
E Gesù. “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli”.
Altra precisazione.
Gesù proclama Pietro ”beato”, e si riallaccia alle beatitudine che sono presenti nel Vangelo di Matteo (cf 5,3-12). In particolare ad una beatitudine: “Beati i puri di cuori perché vedranno Dio “, cioè le persone che sono limpide, trasparenti, riescono a percepire la realtà di Dio già nella loro esistenza.
Mentre Gesù riconosce la grandezza di Pietro nel proclamarlo e riconoscerlo depositario della rivelazione del Padre, riconosce anche in lui la poca costanza nel fare la sua volontà.  
Perciò Gesù proclamando: “Beato sei Simone” lo chiama per nome, però: “figlio di Giona”. Gesù fa l’identikit di questo discepolo.
Abbiamo detto che figlio di qualcuno significa uno che si comporta come il padre.
Gesù, pur dichiarando beato Simone, perché ha capito che Lui è il Figlio del Dio Vivente,  aggiunge: “tu sei figlio di Giona”.
Giona è l’unico profeta che anziché fare quello che il Signore gli ha chiesto fa esattamente il contrario, poi dopo si converte.
Quindi Gesù a Simone gli dice: “Tu sei figlio di Giona”, cioè  “farai il contrario di quello che io ti dirò”, però, come per Giona, anche per Pietro è ci sarà anche una possibilità: “Perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato ma il Padre mio, quello che è nei cieli”.   

Giona è l’unico dei profeti dell’Antico Testamento che fa esattamente il contrario di quello che Dio gli aveva chiesto.
 Dio gli aveva detto: “Giona va a Ninive”, cioè in oriente, in questa grande città pagana, “perché se non si convertono, io la distruggo”. Allora Giona ha detto tra sé: “Ah si, quindi se io vado a Ninive, predico la conversione e quelli si convertono, tu non li distruggi? Va bene”.
Allora si imbarca non per Ninive ma per Tarsis, cioè la Spagna.
Il Signore gli ha detto va ad  oriente e lui va verso occidente. Perché? Perché così il Signore sterminerà Ninive perché sono dei pagani e non meritano niente.
“Ma il Signore scatenò sul mare un forte vento e ne venne in mare una tempesta tale che la nave stava per sfasciarsi. … Egli disse ai marinai: - Prendetemi e gettatemi in mare  e si calmerà il mare che ora è contro di voi, perché io so che questa tempesta vi ha colto per causa mia -. … - Presero Giona e lo gettarono in mare  e il mare placò la sua furia. … - Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore suo Dio …. E il Signore comandò al pesce ed esso rigettò Giona all’asciutto”. Poi Giona obbedì al Signore, Andò a Ninive.
 Per sua natura Pietro sbaglia ancora, poi farà la volontà del Signore fino ad essere crocefisso anche lui. Giona persiste: si lamenta per una pianta di ricino che gli faceva ombra e poi un verme la fece morire, ma si era rifiutato di far salvare gli abitanti della città di Ninive. Che allora erano 120mila .  
MARTA
L’apostolo Giovanni narra Gesù e la sua esperienza vissuta con Lui con la sua particole sensibilità.
La professione di fede di Marta è inserita in un capitolo organizzato attorno al tema della vita e della morte, perciò tra la morte e la vita di Lazzaro che raffigura il dramma personale di Gesù.
Colui che è la vita troverà presto la morte: infatti subito dopo i capi dei Giudei condannano Gesù a morte.
La risurrezione di Lazzaro rispecchia in anticipo la risurrezione di Gesù.
Ma la vita vincerà.
Gesù ha sempre attestato di essere venuto per dare la vita; la malattia di Lazzaro è un segno solenne che Gli  permette di manifestarlo.
Le sorelle Marta e Maria, non si rassegnano alla prossima certa morte del fratello Lazzaro, chiedono aiuto, mandarono a dire a Gesù che il suo amico era ammalato.
Gesù non si affretta ad intervenire:  “All’udire, Gesù disse: - Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché il Figlio di Dio venga glorificato-“ (Gv 11,4).  “… si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava” (Gv 11,6).

( Era al di là del Giordano, nel luogo in cui già battezzava il Battista,  si era lì rifugiato perché i giudei, durante la festa della Dedicazione – che si celebra verso la fine di dicembre  e  si commemora la vittoria di Giuda Maccabeo, nel 165 a.C., il quale strappò il santuario di Gerusalemme al re pagano che l’aveva profanato istallandovi una statua idolatrica.- cf 1Maccabeo 4,36-39; 2Maccabeo 1,9-18;10,1-8). 

“Poi, disse ai discepoli – Andiamo di nuovo in Giudea -” (Gv 11,7)
Giovanni ci fa rilevare che:
davanti alla morte di un amico e alla sofferenza dei suoi, Gesù si comporta da vero uomo, dotato da un cuore sensibile.   E
Ridando la vita a Lazzaro, Egli si manifesta Figlio di Dio, al quale il Padre concede tutto ciò che gli domanda.
 Ancora Giovanni ci manifesta l’amore degli apostoli per Gesù:
“Rabbi, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?” (Gv 11,8)
Allora Tommaso, chiamato Didimo, disse ai condiscepoli: “Andiamo anche noi a morire con Lui” (Gv 11,16). 
Marta è una donna realista, Lazzaro era grave e non si illude,  ma cerca Gesù, quando lei non l’aspettava più, ecco che venne a sapere che Gesù era arrivato.     L’arrivo di Gesù è stata una vera sorpresa per lei, in questo tempo ha conservato la capacità di sperare.
 Questa notizia la incoraggia a mettersi in cammino per incontrare Gesù:  “Marta, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: - Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!” (Gv 11,21)
Aggiunge però una seconda parte dove emerge la sua speranza. Lei confida pienamente in Gesù: Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, Egli te la concederà.“ (Gv 11,22) . Gesù le disse: - Tuo fratello risusciterà. Gli rispose Marta:  So che risusciterà nell’ultimo giorno”.(Gv11,23-24). 

La speranza di una risurrezione nell’ultimo giorno era già condivisa da molti giudei, come Marta; già da qualche secolo questa convinzione si era sviluppata in ambienti giudaici ferventi, come quello dei Farisei. (Daniele 12,1-3; 2 Maccabei 7,9-14 e 22s;12,43-45); ma al tempo di Gesù la casta sacerdotale di Gerusalemme, i Sadducei, la combatteva (At 23,6-9).
Ora Gesù non solo conferma questa speranza, ma si rivela come colui che la realizza pienamente.
Con il segno della risurrezione di Lazzaro, Egli annuncia in che consiste il dono della vita che Egli sta per fare al mondo sfigurato dal peccato e dal male: strappare alla morte chiunque crede in Lui, Figlio di Dio, accettando l’azione di Dio per mezzo Suo; dare una vita che vincerà definitivamente la morte nel giorno della risurrezione.

Gesù si auto-rivela e le disse:
“Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore vivrà;   chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno.  Credi tu questo?” (Gv 11,26)
Quest’ultimo interrogativo mostra il rispetto di Gesù verso Marta, verso il suo processo di fede, verso la sua libertà.
Allora  Marta fa la sua professione di fede in prima persona e la proclamazione di GESU’- SIGNORE; di GESU’– MESSIA; di GESU’- FIGLIOLANZA DIVINA e L’ATTESO D’ISRAELE :
“Si, o Signore, io credo che sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo. ( Gv 11,27)
Marta ha creduto prima del miracolo.
Gesù si è rivelato a Marta, e Marta nella sua confessione di fede  ha rivelato chi è Gesù per lei. Non solo, Marta dice a Gesù quello che Lui non ha detto di se stesso.
La tradizione Giovannea ha condensato in questa formula, una seria di titoli che esprimono la interpretazione della comunità riguardo a Gesù: il SIGNORE, il CRISTO, il FIGLIO di DIO, COLUI che deve VENIRE.        
        Questo avvenne in Betania, nella Giudea  - sud d’Israele –

NOI, quando sapremo riconoscere Gesù come Pietro e Marta?
Quando sapremo maturare con la stessa fatica e sensibilità la Signoria. la Messianicità, la Figliolanza a Dio, Vivente nella nostra vita – di Pietro – e il Maranatà - di Marta -?       Che il Signore continui ad amare con-passione ognuno di noi.
“Gesù quando vide Maria piangere (per Lazzaro) e piangere i Giudei, si commosse profondamente …”(Gv 11,33). Per Lazzaro pianse, per me s’è fatto flagellare, inchiodare in croce, versare il suo sangue. Grazie, ma è molto molto poco.

Inebriaci ancora col tuo amore, stordiscici per poterti amare perdutamente.

La Cananèa

                                        La Cananèa               (Mt 15,21-28; Mc 7,24 30)                                
(Donna di cultura greca ma di origine siro-fenicia, non di razza, cioè pagana (Mc 7,26).

Contesto
Gesù intende annunciare l’amore universale del Padre ovunque e ad ogni uomo, ma incontra tanta resistenza. Ne incontra nel suo popolo, tra i discepoli e tra gli stessi pagani che si erano abituati all’idea della supremazia di Israele.
Gesù nel Vangelo di Matteo, indirizzato ai giudei-cristiani, al cap. 8 (11-12) annuncia che nel banchetto del regno il pane che è stato rifiutato dai giudei diventerà cibo per i pagani.     
Ancora Matteo al cap.15 (10-20) affronta la questione importante del puro (Israele) e dell’impuro (Stranieri) dal punto di vista alimentare; Gesù, contraddicendo il libro del Levitico nei capitoli 11-15, afferma che non quello che entra dalla bocca rende impuro, ma quello che ne esce.
Gesù, dopo essere fuggito dalla terra d’Israele ed entrato in terra pagana, l’Evangelista ce lo presenta nell’incontro con la donna Cananèa.
Testo
In quel tempo, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. Ed ecco una donna Cananèa che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: “Pietà di me (Kyrie eleison), Signore, figlio di Davide (significa messia, il messia guerriero che restaurerà il regno d’Israele, sottomettendo i popoli pagani). Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio”. Ma Egli non le rivolse neppure una parola (perché? Gesù non è il figlio di Davide, il messia guerriero, ma Gesù è il figlio di Dio). Allora i discepoli gli si accostarono implorando: “Esaudiscila (falla andar via), vedi come ci grida dietro”. Ma egli rispose: “Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa d’Israele”. Ma quella si fece avanti e gli si prostrò dicendo: Signore, aiutami!” (Adesso cresce la sua fede, riconosce Gesù Signore, ha compreso la pienezza dell’amore di Dio). Ma egli rispose: “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini” (Con questa risposta Gesù vuole preparare i discepoli a condividere  il pane anche con i pagani) . “E’ vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. Allora Gesù le replicò: “Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri”. E da quell’istante la figlia fu guarita. (Mt 15,21-28)
 Riflessioni
La Cananèa di fronte all’indifferenza di Gesù non desiste.
La donna anziché irritarsi per essere stata clamorosamente ignorata e disattesa, si getta ai suoi piedi: “Signore aiutami!”. Ma Gesù replica sostenendo che Egli deve dedicarsi alla salvezza dei giudei, “figli” di Dio, e alla realizzazione delle promesse, prima di occuparsi dei pagani,( “cani” per i Giudei); il termine (cagnilini) sulla bocca di Gesù attenua l’appellativo dispregiativo ebraico (Mt 15,26)    
La cananèa prostrandosi riconosce la missione salvifica di Gesù: sicuramente la guarigione di sua figlia non toglie nulla agli Ebrei.
Allora esplode l’ammirazione di Gesù che cede: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”.       
Insegnamenti
Questa donna Cananèa ci insegna la lotta della fede, da lei impariamo a presentarci al Signore senza accampare alcun diritto, come dei “cagnolini”. Ma se l’uomo non può avanzare alcuna pretesa, ella ci indica la via della preghiera insistente, perseverante. Possiamo e dobbiamo chiedere, persistere, addirittura pretendere d’essere esauditi.
Ce lo insegnano tra gli altri Abramo e Mosè.
Dio non ci ha  esaudito, insistiamo.(Chiedete e vi sarà dato, cercate, bussate (Lc 11,9)
Anche quando non siamo certi di appartenere a Gesù, come la Cananèa, diamo fiducia a Lui, solo per questo già gli apparteniamo. 
Cenni storici e costumi
Tiro e Sidone erano città fenice e cananei era l’antico nome della loro popolazione.
Il regno di Dio dev’essere manifestato in Israele: i Giudei sono i “figli” della promessa; per loro i diversi sono come “cani”. Perciò la cosa è nota a questa Cananea venuta da Gesù per cercare la guarigione della figlia, oppressa da una malattia allora ritenuta strettamente connessa alla presenza del demonio; ma la sua angoscia e la sua fede sono più forti del rifiuto.   
Pareri biblici
Il Vangelo di Matteo, pervenuto in greco ma in origine scritto in aramaico fu redatto tra il 70 e l’80 d.C., s’indirizza ai giudei convertiti,.
Questo brano non è tanto una cronaca, ma catechesi per  la comunità cristiana che fa resistenza nell’andare verso i pagani perciò Matteo drammatizza il racconto.
Che contrasto tra il silenzio quasi altero di Gesù e la guarigione finale!
L’episodio mostra la fedeltà di Gesù verso il popolo giudaico e contemporaneamente
ci dice che tra i pagani nasce la fede mentre molti Giudei si chiudono al messaggio.                                                                                         
                                                                                             Matteo – Civiltà Cattolica
La fama di Gesù si diffonde anche in territorio pagano.
Non è ancora giunto il tempo di rivelarsi fuori Israele, perché la missione di Gesù è quella di portare il lieto annunzio ai giudei, i “figli”, gli eredi del regno di Dio. Ma compiendo questo miracolo, egli annuncia che la salvezza, riservata ad Israele, si estende anche ai pagani, “cani” per i Giudei.
Le prime generazioni cristiane che hanno lottato per riconoscere e far riconoscere la vocazione dei pagani, dovevano leggere questo racconto come un incoraggiamento e una giustificazione (cf. Rm 1,16: “Io (Paolo) infatti non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco”.)                                                                               Marco – Civiltà Cattolica
                                                        Conclusioni                    
Quindi, in questo brano l’evangelista Matteo vuole educare la sua comunità cristiana  ad aprirsi ai pagani e far comprendere che i pagani non vanno dominati secondo la tradizione del messia figlio di Davide, ma vanno serviti secondo la novità del Messia Figlio di Dio.

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Il termine Vangelo è particolarmente frequente nell’epistolario di Paolo, 40 volte.

(Bibbia Civiltà Cattolica pag. 1829 prologo – lettera ai Romani – ultimo rigo.

giovedì 10 maggio 2012


DIO CI AMA - CONVERTIAMOCI
  
  Carissimi,
  oggi Gesù di Nazaret vuole fare sentire la sua Parola qui, in questa Chiesa.
  Allora benvenuti a tutti voi al grido di Gesù è il Signore. (1Cor 12,3)
  Un giorno Giovanni Paolo II ad alta voce disse: “Aprite le porte a Cristo”.     Spalancate  il vostro cuore a Gesù di Nazaret, convertitevi!
  Fratello, chiunque tu sia, non porre resistenza all’amore intenso di Gesù.
  Egli è fuori dal tuo uscio, sta aspettando che tu gli apra la porta del tuo cuore.

  S. Agostino afferma: l’uomo pensa che Dio lo ha creato perché aveva necessità di essere amato, invece Dio ha creato l’uomo perché il suo amore è immenso, perché ha la necessità di amare te, me , noi.
  Non so se ci rendiamo conto di quanto S. Agostino afferma: Io, tu, noi siamo oggetto dell’amore di Dio anche se non lo conosciamo o l’ignoriamo, anche se lo bestemmiamo, perché Lui ci ama, è paziente e ci cerca, Vuoi o non Vuoi: Ci ama.
            Tutte le religioni, antiche o moderne, sono alla ricerca di Dio:
  Solo la religione Cristiana presenta un Dio alla ricerca amorosa dell’uomo.
  L’amore dell’uomo è limitato, è circoscritto solo ad alcune persone.
  Invece l’Amore di Dio è illimitato; si dona, si comunica, si effonde.
  S. Tommaso D’Aquino ci presenta Dio come l’eterno amarsi:
  L’Amore del Padre trabocca nel Figlio, dal Padre e dal Figlio trabocca nello Spirito Santo, che è l’Amore che lega il Padre e Figlio.  
  Lo Spirito Santo è l’Amore che il Padre ed il Figlio hanno effuso su di noi, in noi con il battesimo. Chiediamone una sovrabbondanza affinché effonda su gli altri.
  L’Amore di Dio è come quello materno: "Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se questa donna si dimenticasse, Io invece non ti dimenticherò mai" ( Is 49,15)
  L’Amore di Dio è come quello sponsale: Dio è lo sposo della sua Chiesa, che non è questo tempio, ma la Chiesa che siamo noi radunati e in cammino verso Lui. Perciò con il profeta Isaia ci dice: "Tuo sposo è il tuo Creatore"(Is 54,5); e ancora con Ezechiele: "… Giurai alleanza con te, dice il Signore Dio e diventasti mia" (Ez 16, 8);
SIAMO SUOI, SIAMO SUOI FIGLI;
  L’Amore di Dio è come quello paterno: "… Io sono Padre per Israele, Efraim è il mio primogenito" (Ger 31,9); "Ad Efraim io insegnavo a camminare, tenendolo per mano … Ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare" (Os 11,3-4).
  Jahvé ha accompagnato il suo popolo Israele con una nuvola sulla tenda dell’Arca, ma Gesù è venuto a porre la sua tenda fra gli uomini; dice S. Paolo che noi siamo Tempio di Dio, conteniamo Gesù, l’incontenibile.
Nel generare l’Unigenito ha quasi nostalgia di altri figli: Vuole che l’Unigenito diventi il primogenito di molti fratelli:
"A quanti l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome … E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi."(Gv 1, 12-14).
Se crediamo, Gesù ci da una Vita Nuova, la conversione a Lui è la Vita Nuova.

 IL PADRE MISERICORDIOSO (Lc 15,20-24)  –  (il figlio che vuole convertirsi)

  Un padre aveva due figli, uno volle la sua parte di beni e partì per un paese lontano;
uscii dalla casa del padre, ma non dal suo cuore.
Il figlio sperperò tutto, fino a ridursi a fare il garzone: pascolava porci.
  Allora pensò che alla casa del padre, anche i garzoni avevano pane in abbondanza   e si avviò per tornare, proponendosi di chiedere perdono al padre .
  Ma quel padre, come ogni giorno, era lì che scrutava l’orizzonte nella speranza di vedere un giorno il figlio ritornare e …
  "Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò … Presto portate qui il vestito più bello e rivestitelo, disse: mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo … E cominciarono a far festa" (Lc 15,20-24). Nostro papà Jahvé quanto amore ha per ognuno di noi, quanta misericordia infinita!  
  La   richiesta  di  perdono  del  figlio,  il  padre   non l’ascolta.
  Il suo rimprovero è il grande amore traboccante che effonde sul figlio, su di noi, ne siamo tutti immersi. il suo amore è unico, originale e gratuito.
L’apostolo che Gesù amava ci scrive: "Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’Amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio … perché Dio è Amore … non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il suo figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati" (1Gv 4, 7-10)

LA  SAMARITANA (Gv 4, 5-42).

Un giorno Gesù era seduto presso un pozzo, il pozzo che un giorno fece scavare Giacobbe, aspettava qualcuno, venne una donna, era una donna Samaritana, ella non gli diede retta, allora fu Gesù a rivolgerle la parola chiedendogli un po’ d’acqua.
Perché non potresti essere proprio tu quello atteso da Gesù? Ognuno di noi è cercato da Gesù, perché non provare a colloquiare con Lui fino a sentire con le nostre orecchie ciò che Egli disse alla Samaritana quando questa fece riferimento al Messia che doveva venire.   Gesù le affermò:  - Sono Io il Messia, Io che parlo con te -.

 Se questa affermazione l’avesse fatta a te o a me, quale gioia avremmo provato?
L’incontro con Gesù ti cambia la vita!

La Samaritana lasciata la brocca dell’acqua presso il pozzo corse al paese e disse alla sua gente: - Ho trovato il Messia -.
I Samaritani increduli corsero da Gesù e conosciutolo lo pregarono di rimanere con loro ed Egli restò due giorni.

   Quando l’uomo cerca il Signore e ne fa esperienza non può che credere in Lui.
Sapete cosa dissero i Samaritani alla donna quando salutarono Gesù due giorni dopo?
Abbiamo creduto alle tue parole, ma ora crediamo in Lui perché l’abbiamo sentito con le nostre orecchie e sappiamo che Egli è veramente il Salvatore del mondo.

Quando l’uomo fa esperienza di Gesù non può che esserne affascinato, è travolto dall’intensità del suo amore.


BARTIMEO (Mc 10,46-52).

Gesù ci aspetta sempre, anzi ci cerca, come successe al cieco Bartimeo.

Oggi Gesù non è qui per caso come non fu per caso a Gerico quando predicando alla folla  lungo una via, lì seduto un cieco chiedeva l’elemosina.
      Fu il cieco a cercare Gesù?  No vi dico: fu Gesù a cercare il Cieco.
Questi sentendo un mormorio chiese chi passasse, gli dissero:-Passa Gesù di Nazaret. 

Allora il cieco si mise a gridare: - Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me.
La folla lo rimproverava per azzittirlo, ma questi gridava ancora più forte: - Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me.
Gesù si fermò e disse alla folla: - Chiamatolo.

Vi prego di contemplare il comportamento di Bartimeo, così si chiamava il cieco,      buttò via il mantellobalzò in piedi  e  corse verso la voce di Gesù.
   Quando si decide d’incamminarsi verso Gesù non si fanno calcoli.

Il mantello per il cieco  era il suo cappottoera il suo giaciglioera la sua coperta. Era tutto ciò che egli possedeva; se avesse pensato per un solo momento: se Gesù non l’avesse guarito, certo non avrebbe gettato via il mantello, perché se fosse rimasto cieco come avrebbe potuto ritrovare il proprio mantello?  Credette e Gesù lo guarì

Con la fede del cieco Bartimeo dobbiamo accostarci a Gesù, con una fede da smuovere le montagne! Allora ci convertirà a Lui e ci guarirà pure fisicamente.


L’EMORROISSA (Lc 8,43-48).

  Così fu la fede di un’altra donna: l’emorroissa.
 Gesù, come sempre, era circondato da una grande folla che lo premeva da ogni parte.

  Un giorno, tra la folla, c’era una donna che soffriva di emorragia da 12 anni e nessuno aveva potuto guarirla. La sua sofferenza era grande, però era certa:
- se riuscissi a toccare almeno il lembo del Suo mantello, guarirei.
  Con grande fede ed immensa fatica riuscì ad avvicinare Gesù e arrivò a toccare solo l’orlo del suo mantello. Subito la perdita di sangue si fermò.

  L’evangelista Luca non spiega come la donna riuscì a toccare il mantello di Gesù; 
  Benigni, commentando questo episodio della vita di Gesù, immagina che forse la donna abbia strisciato per terra, tra gambe e piedi della folla, perciò con estremo disaggio, lei avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di riuscire a toccare Gesù. 

  Gesù subito disse: - Chi mi ha toccato? Allora Pietro esclamò: - Maestro vedi che la folla ti circonda e ti schiaccia da tutte le parti!  
  Ma Gesù insistette: - Qualcuno mi ha toccato: mi sono accorto che una forza è uscita da me.

  Allora la donna si rese conto che non poteva più restare nascosta e fattasi avanti si gettò ai piedi di Gesù e disse davanti a tutti il motivo per cui l’aveva toccato e come era stata guarita.

  Quella  donna  con forza  volle accostarsi  a Gesù certa che Lui l’avrebbe guarita, la sua fede riuscì quasi a prendersi una parte dello stesso Gesù!

Apriamo il nostro cuore a Gesù, Egli lo riempirà del suo stesso amore;
Egli desidera riversare amore incontenibile nei cuori di tutti gli uomini.


ZACCHEO (Lc 19,1-10).

  Chi fu stravolto dall’amore di Gesù fu Zaccheo. Gesù gli diede una Vita Nuova.
  Questo pubblico peccatore era ricchissimo, pensava di non avere bisogno di Gesù,  Zaccheo voleva vedere Gesù solo per curiosità.

  Quanti indifferenti vorrebbero conoscere Gesù, solo per curiosità. A costoro dico: osate avvicinate Gesù anche solo per curiosità, senza dir loro di salire su un albero.
                                            
  Ancora a Gerico Gesù era circondato da tanta folla e Zaccheo per la sua piccola statura non riusciva a vedere Gesù, però desiderava vederlo almeno da lontano, allora corse avanti nella via e salì su un albero, quando Gesù arrivò in quel punto guardò in alto e disse a Zaccheo: “Scendi in fretta, perché oggi devo fermarmi a casa tua!”     Zaccheo scese subito dall’albero e con grande gioia accolse Gesù in casa sua.

Immaginate solo per un momento la gioia di Zaccheo!

Perché non assaporare la stessa gioia di Zaccheo? Accostiamoci come Zaccheo anche solo per curiosità a Gesù, sarà poi Gesù a farci innamorare di Lui.

  Anche a noi come a Zaccheo ci dirà: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa,   IO sono venuto proprio a cercare e a salvare quelli che si sentono perduti”.


FRATELLI,

se sotto questo cielo ci fosse chi pensa di non essere degno di questo AMORE,
se pensa che nel suo cuore c’è solo aridità,
se si reputa un grande peccatore e perciò indegno di questo AMORE di Gesù, proprio a te fratello il Signore ti assicura per bocca del profeta Michea  (7,18-19):

“Nessun Dio è come te, Signore: - Tu cancelli le nostre colpe, perdoni i nostri peccati                                            
                                                    e continui :
Avrai ancora pietà di noi: calpesterai le nostre colpe e getterai i nostri peccati in fondo al mare“.

Grazie Signore,perché tu getterai nell’oceano del tuo amore tutti i nostri peccati.

E se ancora, fratello, non ti bastassero queste parole, t’incalza l’Apostolo Pietro.
Nella sua prima lettera ( 2,24 ) ti assicura:

“Egli ha preso su di se i nostri peccati, e li ha portati con se sulla croce, le sue ferite sono state la vostra guarigione”      
                                                        e ancora:
“Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce; … dalle sue piaghe siete stati guariti”.

Perciò fratello mio carissimo,
tu che ti senti indegno,
tu che ti senti un peccatore imperdonabile,
sii certo il nostro Signore ha annegato tutte le tue colpe, tutti i tuoi peccati in fondo al mare immenso del suo amore.
Sii certo Egli ti ama, aspetta da te solo la tua conversione a Lui, abbi la forza ed il coraggio di dirgli soltanto: 

“Finalmente ti riconosco mio Signore e mio Dio e mio Salvatore”. 

Amen Alluluja.  
 
   

lunedì 9 aprile 2012


IL GIORNO DELLA RESURREZIONE: PASQUA


 


 


La tomba vuota


 


Gv 20, 1 - “Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon


mattino, quand’era ancora buio,e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro”.



  Proviamo ad immaginare lo stato d’animo di Maria: dopo che Gesù l’aveva guarita,  lo aveva seguito.  Con la madre di Gesù e con i discepoli, Maria condivise le gioie e le sofferenze di Gesù.

 Insieme a Maria e Giovanni vide Gesù ingiuriato, sputato, percosso e torturato come un malfattore, il suo  Gesù  flagellato. Poi crocefisso. 

  Fu con loro sotto la croce, condividendo lo strazio di Maria.  

  Fu presente, ci dice Matteo 27,59-61 quando Giuseppe, avuto il permesso da Pilato, prese il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e  lo depose nella sua tomba nuova; egli, infine, rotolando una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò.   

  Matteo  ancora annota:  Erano lì, davanti al sepolcro Maria di Magdala e l’altra Maria”. Ecco perché Maria, ancor buio, si avviò al sepolcro: ella sapeva con certezza dove era stato deposto Gesù.

  A causa del grande dolore per la perdita di Gesù e per l’ansia di tornare là dove Egli riposava,  forse non dormì,  non ebbe pace tutta la notte, non temette nessuno:  sfidò l’ira dei Giudei,  ignorò i romani.

  Maria di Magdala è tra i  pochi,  con  lei  il  buon  Giuseppe  d’Arimatea,  discepolo finora occulto, che rischiarono quando i più intimi, per la grande paura d’essere  perseguitati,  si rinchiusero,  sbarrando le porte.


Nonostante tutto: Per Maria di Magdala non è ancora Pasqua.


 


Gv 20, 2- 9  Corse  allora e andò  da Simon Pietro e  dell’altro discepolo,  quello che Gesù  amava, e disse loro:  “Hanno  portato via il Signore dal sepolcro e non  sappiamo dove l’hanno posto!”.  Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme … Simon Pietro … entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario...piegato in un luogo a parte.  Allora entrò l’altro discepolo.., e vide e credette. Non avevano infatti ancora  compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.”




  Immaginiamo ancora Pietro e Giovanni: corsero verso il sepolcro, forse speravano  che Maria si fosse sbagliata, che anche se la pietra era stata rotolata, Gesù fosse ancora nella tomba; non pensarono, né prima né dopo aver visto le bende e il sudario, che Gesù potesse essere vivo. Non compresero, dice Giovanni, le scritture, non credettero che Egli  doveva  risuscitare dai morti.

  Nemmeno per loro, ancora, fu Pasqua. 

  Solo Giovanni: vide e credette, nel buio della tomba, trovò la luce della fede in Gesù risorto, colpito dal sudario piegato.

  Sebbene credettero alla realtà degli avvenimenti, non cedettero al compimento delle scrittura, non credettero alle parole di Gesù, non credettero in Lui!

  Allora rivedo l’uomo, quando con la bocca  grida  che crede in Gesù, mentre nel suo cuore desidera un proprio dio che si adegui ai suoi desideri, realizzi i suoi programmi, che tutto ciò che esiste e lo circonda fosse rapportato a lui, centro del mondo.                 Quest’ uomo è ancorato saldamente alla terra come la sola unica sua dimora.


  Sciocco e tardo.


  Quest’uomo difficilmente farà la sua Pasqua; crede in quel Gesù storico,             crede in quel predicatore operatore di miracoli, crede nella sua flagellazione e nella sua crocefissione: ma poiché non crede che è risuscitato ed è vivo in mezzo a noi, non sarà Pasqua ancora per lui.



Gv 20,10-18  “I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa. Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva si chinò verso il sepolcro e vide due angeli .. Ed essi le dissero: ”Donna perché piangi?” Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto”. Detto questo, si voltò indietro  e vide  Gesù  che stava    in  piedi; ma  non  sapeva che   era Gesù. Le disse Gesù: “Donna perché piangi? Chi cerchi?”.  Essa pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore se l’hai portato via tu, dimmi dove lo ha posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”

Essa allora voltatasi verso di Lui, gli disse in ebraico: “Rabbuni” Che significa: Maestro! Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito  al Padre; ma và  dai miei fratelli e dì loro:  Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”.  Maria di Magdala andò subito ad annunciare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto”.



  A  questa  donna  le è stato tolto il suo bene, ora anche  le spoglie del suo Signore.

  Però  Maria non si  arrende, insiste nella ricerca del suo Gesù, persevera, mentre i suoi, visto la tomba vuota, tornano a casa; lei china verso il sepolcro, piange,  finalmente guarda dentro, vede  qualcuno  e chiede:  “Hanno  portato  via il  mio  Signore…”. Poi si volta appena e vede l’ombra di qualcuno, anche a costui   insistentemente chiede: “Signore se lo hai portato via tu  dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”.  Non ha  alcuna risposta,  ma  si sente chiamare:  “Maria!”.

  Improvvisamente  apparve  davanti  a lei il volto del  Cristo vivo.

  Dal pianto più sconsolato ella passa al vertice della gioia; Gesù ora vive per tutti;  Gesù vive con il Padre che è anche il nostro. 



  Finalmente Maria ha attuato la sua Pasqua, perché, per la nuova condizione del Risorto, ha saputo riconoscere il suo Signore con una particolare illuminazione  interiore: ”Rabbunì!”.

  Con gioia grande ritrovata, Maria annuncia ai discepoli la meraviglia dell’inizio della Nuova Alleanza.





Le apparizioni del risorto

 


Gv 20,19-22  “La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato,  mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!” Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.


  Gesù disse loro di nuovo: “ Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi! ”




  Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “ Ricevete lo Spirito Santo … “

  Gesù avrebbe potuto introdursi con: stolti e tardi  di cuore e di mente a non aver compreso ancora le scritture, come scrive Giovanni 20,9;  a non aver creduto alle sue parole; avrebbe potuto gridare  a Pietro:mi hai rinnegato tre volte”.


  Avete avuto paura di starmi vicino nel momento della sofferenza.   


  Niente rimproveri: è lo stile di Gesù!




  L’AMORE non poteva parlare che con Amore: “Pace a voi” e i Discepoli semplicemente gioiscono nel vedere il Signore; in quella Gioia esultano e fanno la loro Pasqua, svanisce dal loro cuore ogni timore, ogni dubbio, ogni delusione, accettano la certezza che li travolge:  Gesù è vivo in mezzo a loro.

  Colui che ha preso su di sé la sofferenza della  croce  è vivo, è  in mezzo a loro.         



E ancora  Gesù:

Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi “ e alitò su di loro così li costituì    predicatori del  suo  ministero.  Su di essi,  come  è stato  inviato  su di  Lui dal Padre, nel battesimo di Giovanni, allorché Egli dà  inizio alla  sua  missione,  invia lo Spirito Santo, anticipando la PENTECOSTE.

  Come sugli Apostoli, manda anche su di noi lo Spirito Santo per continuare il suo Ministero.

 


 Beati coloro che credono anche senza vedere!




Gv  20,24-25   Tommaso, …non era con loro  quando venne  Gesù.


Gli dissero …:“Abbiamo  visto  il Signore! ”Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue  mani il segno dei chiodi  e  non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la                                                               mia mano nel suo costato, non crederò




Tommaso non solo non  ha ancora compreso le scritture, né vuole ricordare  le  parole  di Gesù, si rifiuta perfino di credere alle parole degli altri discepoli, che gli testimoniano di aver visto Gesù vivo.

  Tommaso  resta  ancorato  alla sola  esperienza  umana  con  Gesù,

  Nessuna  Pasqua,  Nessuna Trasformazione!





La Pasqua di Tommaso 



Gv 20 26-29    “Otto  giorni  dopo  i  discepoli  erano  di nuovo  in  casa e  c’era con

loro Tommaso.  Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e  disse: “ Pace a voi!” Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”.           Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto; beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”.



  Finalmente  la resa di Tommaso!   Finalmente la sua Pasqua!                  

  Tommaso, col riconoscere Gesù: “Mio Signore e mio Dio” ha compreso il senso  della sua Passione, rivelatrice dell’amore di Dio di cui Gesù è l’Inviato e il Figlio.



  Beati tutti coloro che credono a questo amore e professano col cuore che Gesù  è  il proprio Signore, Salvatore e Dio.

  Beati saranno tutte le generazioni che, pur non avendo incontrato il Cristo visibilmente,  lo sapranno  incontrare  per la  predicazione della sua  Chiesa, popolo in cammino, della quale siamo parte integrante, sia per la nostra continua conversione,  che per la partecipazione all’annuncio della parola di Dio, in virtù delle parole del Salvatore Risorto: 

Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi.” 

Amen, alleluja.